Descrizione
Chiesa San Giorgio Martire a San Giorgio in Bosco

La chiesa, di impronta neoclassica, è del ‘700 ma trova le sue fondamenta in una piccola cappella del VI-VII secolo, soggetta alla Pieve di San Donato di Cittadella.
Con il rifacimento della copertura, crollata parzialmente nel 1851, si provvide anche ad ingrandire la chiesa con l’ampliamento del presbiterio e creando un deambulatorio colonnato. Si risistemò il settecentesco altare che venne riconsacrato il 21 novembre del 1911.
Nel 2021 alla facciata della chiesa, con un accurato restauro, viene ridata l’originario splendore. Vengono recuperati l’affresco posto al centro della facciata, raffigurante San Giorgio ed il drago, e le tre statue poste sulla sommità: l’Immacolata Concezione al centro con ai lati due santi: San Luigi Gonzaga (sulla sinistra) e San Gaetano da Thiene (sulla destra). Tutte e tre le statue sono di pietra scolpite nella seconda metà del ‘700.
All’interno lungo le pareti laterali, due altari del ‘700 dedicati alla Beata Vergine del Rosario e a Sant’Antonio da Padova. Sulla parete di destra, in alto, l’antico pulpito in legno. Difronte al pulpito, troviamo una pala attribuita alla Scuola dei Bassano che rappresenta San Giorgio ed il Drago.
Il campanile fu realizzato nei primissimi anni del ‘900. Il parroco Don Giovanni Battista De Franceschi poco dopo il suo insediamento, visto che il vecchio campanile versava in pessime condizioni, propose l’innalzamento di uno nuovo. I lavori iniziarono il 28 agosto del 1898 con la demolizione del fatiscente campanile, che all’epoca era posto dietro la chiesa. Per un’errata valutazione dei materiali con cui era stato costruito, il campanile invece di cadere sulla strada, cadde sopra la chiesa, provocando tra l’altro la frantumazione del tabernacolo.
Antonio Zorzi (detto Vinio), abile muratore, raccolse tutti i pezzi del prezioso tabernacolo e riuscì con un lavoro certosino a restaurarlo. Fu sempre Vinio, con perizia, a dirigere il gruppo di uomini dediti all’innalzamento della nuova torre campanaria.
A fine lavori a Vinio venne data una lista di nomi da incidere sulla lapide posta sopra l’entrata del campanile; erano i nomi di coloro che avevano contribuito alla realizzazione dell’opera architettonica e che dovevano essere ricordati nei secoli avvenire: architetti, podestà e parroco. Non c’era il suo. Amareggiato Vinio prese la cazzuola e al posto di incidere i nominativi fece dei solchi sulla lapide, smontò l’impalcatura e l’opera fu inaugurata nell’ anno 1909. I segni sono ancora là ben visibili.
Nel 1911 le campane furono ricollocate al loro posto nel campanile e nel 2017 venne effettuato un restauro all’intera torre campanaria che con la croce raggiunge un’altezza di 57 metri.
Chiesa di Sant'Anna a Sant'Anna Morosina

Alla fine del Quattrocento la famiglia Morosini fece costruire una piccola cappella privata dedicata a Sant’Anna. Divenuta chiesa parrocchiale nel 1507, fu ricostruita tra il 1508 e il 1510 in forme semplici, mantenendo per lungo tempo l’aspetto di un oratorio, pur servendo una comunità in crescita.
Rimasta pressoché invariata fino al 1888, la chiesa fu successivamente ampliata e, tra il 1919 e il 1921, quasi completamente ricostruita, assumendo l’attuale struttura a tre navate. La facciata neoromanica venne realizzata tra il 1944 e il 1945. Dopo ulteriori interventi nel secondo dopoguerra, la chiesa fu consacrata il 25 luglio 1968.
Oggi la facciata si distingue per il grande rosone centrale, il protiro e le statue della Madonna, di Sant’Anna e di Sant’Antonio da Padova. L’interno, scandito da colonne doriche, racconta attraverso altari, statue e opere pittoriche la storia e la devozione della comunità.
Nel corso dei secoli la chiesa si è arricchita di numerosi arredi sacri. In origine vi era un solo altare dedicato a Sant’Anna; dal 1510 divennero tre, e tra Seicento e Settecento furono ricostruiti in marmo e affidati alle confraternite. L’altare maggiore, più volte rinnovato, fu definitivamente sostituito nel 1933 con un altare marmoreo proveniente da Padova. La presenza di statue è attestata fin dalle origini ed è precedente alla diffusione dei dipinti. Tra Seicento e Settecento furono collocate importanti sculture in pietra di Costoza, mentre tra Ottocento e Novecento si susseguirono nuove opere dedicate a Sant’Anna, alla Vergine del Carmine, a Sant’Agnese, a Sant’Antonio e al Sacro Cuore di Gesù.
Accanto alle statue, la chiesa ha conservato e accolto nel tempo numerose opere pittoriche. Il nucleo principale, giunto da San Matteo a Padova negli anni Trenta del Novecento, comprende dodici tele, tra cui la pala dell’altare maggiore del Padovanino, scene della vita di Gesù, la Madonna della cintola di Leonardo Corona e la pala di San Matteo che battezza Ifigenia di Francesco Onorati.
Il campanile
In origine l’oratorio era dotato di una semplice campanella. Il primo campanile venne costruito tra il 1508 e il 1510 accanto all’abside, ospitando una sola campana. Nei secoli successivi il numero delle campane variò più volte, tra rifusioni, danni e difficoltà economiche.
Nel 1923 il campanile fu demolito per motivi di instabilità. La nuova torre, alta 48 metri, venne edificata tra il 1936 e il 1938. Le campane rimasero al loro posto anche durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1953 furono consacrate sei nuove campane e nel 1962 le scale interne in legno furono sostituite da strutture in cemento armato.
Chiesa di San Giacomo a Paviola

La chiesa di Paviola, dedicata a San Giacomo Apostolo e attestata fin dal 1297, nacque come un edificio semplice, molto simile alle abitazioni contadine: pareti in sasso, travi in legno, tetto di paglia e pavimento in terra battuta. Le visite pastorali dei secoli successivi descrivono una chiesa inizialmente povera e trascurata, che col tempo venne ampliata e progressivamente arricchita. Nel Seicento fu costruita la sacrestia e accanto all’edificio si trovava un cimitero; nel Settecento la chiesa appariva ormai ordinata e dignitosa.
All’inizio dell’Ottocento l’edificio risultava però troppo piccolo per la comunità. Tra il 1842 e il 1847 venne quindi ricostruito su progetto dell’ingegnere padovano Giuseppe Perazzolo, con la facciata rivolta a sud. La nuova chiesa, a navata unica, presenta un presbiterio sopraelevato con l’altare maggiore e la pala di San Giacomo Apostolo, dipinta da Tonellato, pittore locale, nel 1899. Completano la struttura due locali adibiti a sacrestia e oratorio e quattro absidi con altari dedicati alla Beata Vergine del Rosario, a Santa Apollonia, a Sant’Antonio da Padova e al battistero. L’interno fu decorato nel 1930 da Giuseppe Rossi e restaurato negli anni Novanta, con la riapertura al culto nel 1994.
La facciata, sobria ed elegante, è caratterizzata da un prospetto rettangolare con timpano triangolare, una finestra semicircolare decorata e un portale in legno intagliato. Il campanile, addossato alla chiesa fino al XIX secolo, aveva compromesso la stabilità dell’edificio ed era stato colpito da un fulmine nel 1803. Venne quindi abbattuto nel 1840 e sostituito con quello attuale.
Chiesa di San Bartolomeo apostolo a Lobia

Le prime notizie della chiesa di Lobia risalgono al 1297, quando era soggetta alla pieve dei Santi Prosdocimo e Donato di Cittadella. Ricostruita nel 1664, rimase comunque un edificio modesto. Dal 1527 le era annessa la chiesetta di Santa Margherita in Persegara, dove il parroco celebrava una volta al mese e nelle principali festività; questa venne però distrutta dal Brenta nel 1802. Nel 1807 le due comunità confluirono nella nuova parrocchia di Lobia di Persegara.
L’attuale chiesa fu edificata tra il 1905 e il 1909 su progetto di Vittorio Barichella. Un violento fortunale nel 1945 danneggiò gravemente il tetto e la navata; l’edificio venne restaurato, decorato da Lovato e consacrato nel 1955. La chiesa, a croce latina con tre navate, presenta nel transetto la sacrestia e l’oratorio, con un altare ligneo seicentesco; al piano superiore si trovano alcune stanze, un tempo utilizzate per il catechismo. Le navate laterali ospitano quattro altari dedicati a San Antonio, alla Madonna Immacolata, a Santa Margherita e al Sacro Cuore.
Nel presbiterio spicca il monumentale altare maggiore in marmo, affiancato da due angeli genuflessi; sullo sfondo campeggia Cristo Re, mentre al centro si trova la pala della Madonna della Salute di don Giuseppe Zocche. Il coro è ornato dagli affreschi della Natività e dell’Ultima Cena, e la cupola accoglie le figure dei quattro evangelisti dipinte da don Luciano Gregorio.
Il campanile
La torre campanaria combina elementi romanici e neoromanici, tipici dei campanili veneti restaurati o costruiti tra XIX e XX secolo. L’antico campanile presentava gravi problemi statici ed era stato più volte danneggiato dai fulmini. Nonostante vari interventi nella prima metà dell’Ottocento, tra cui l’installazione di un parafulmine e del castello delle campane, si decise infine di demolirlo. L’attuale campanile venne ricostruito tra il 1879 e il 1881: presenta una base più larga in pietra chiara, un corpo in mattoni con piccole finestre rettangolari e ampie aperture ad arco in corrispondenza della cella campanaria, che ospita le tre campane originali. La sommità è decorata da una merlatura dall’aspetto leggermente medievale.
Chiesa Madonna di Lourdes di Cogno

La chiesetta votiva di Cogno dedicata alla Madonna di Lourdes, venne edificata tra il 1946 e il 1950. Gli abitanti della località vollero così ringraziare la Madonna per la fine del conflitto mondiale e di aver protetto la loro terra negli ultimi giorni di guerra dai rastrellamenti dei tedeschi.
Dei lavori se ne occupò Giovanni Zorzi (Vinio), figlio di Antonio, colui che aveva lavorato per innalzare il campanile della chiesa di San Giorgio Martire. La gente di Cogno con i carretti trainati da buoi portarono i sassi raccolti dal vicino fiume Brenta.
L’interno della chiesa, a pianta rettangolare, è modellato da linee semplici: la luce pervade tutto il piccolo edificio. Nell’abside è stata riprodotta, sempre da Zorzi, la Grotta di Massabielle (la grotta delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette, situata all’interno del santuario di Lourdes in Francia); a fianco troviamo gli Ex Voto per le grazie ricevute. Ai lati dell’abside, in alto, due nicchie: sulla sinistra la statua di San Giuseppe con il Bambino Gesù, nell’altra quella di San Giovanni Bosco.
Oratorio di San Francesco a Giarabassa

Nel complesso della “Villa Busetto”, all’inizio del viale alberato, sorge la chiesetta dedicata a San Francesco di cui la famiglia Busetto era devota. In origine l’oratorio era posizionato a 45 metri dall’attuale, posta nell'ala est del caseggiato, distrutta da un bombardamento nella notte del 25 aprile. Il nuovo oratorio venne inaugurata e consacrata nel 1955.
Oratorio di San Nicolò Caseggiato Cittadella-Vigodarzere a Sant’Anna Morosina

Situato nella contrada a cui ha dato il nome, con gradevoli accenni al neoclassico, fornito di atrio, troviamo l’oratorio di San Nicolò (San Nicola di Bari). Il culto del santo era diffuso nella zona almeno dalla fine del ‘500. Non si conosce la data certa della realizzazione dell’oratorio privato, la prima annotazione risale alla visita pastorale del 1641 e fu eretto dalla famiglia Morosini.
Dopo la caduta finanziaria dei Morosini i beni di Sant’Anna Morosina vennero acquistati all’asta dai conti Cittadella-Vigodarzare. Questi demolirono il vecchio oratorio e ne edificarono uno nuovo con una superficie di 20 metri quadrati, l’attuale, nel 1838.
Oratorio dei Santi Cosma e Damiano di Villa Cagni a Sant’Anna Morosina

Oratorio dei santi Cosma e Damiano, ora della Madonna, adiacente a villa Cagni, edificato nel 1923. Il colonnello Giorgio Cagni chiede al parroco il permesso di costruire un oratorio privato adducendo come motivo della richiesta la salute cagionevole della figlia e delle frequenti assenze domenicali del colonnello per motivi di lavoro. In realtà il Cagni non voleva essere da meno dei vicini conti Cittadella Vigodarzare e Giusti del Giardino, che avevano da secoli gli oratori privati.
Oratorio di S. Maria Assunta di Villa Giusti del Giardino a Paviola

A fianco della Villa Giusti del Giardino, nascosto tra gli alberi è l'oratorio un a pianta rettangolare, la cui facciata è ornata da quattro semi colonne ioniche che sorreggono 11 timpano triangolare. Il portale d'entrata è invece sormontato da timpano curvilineo. Sopra il tetto si erge un piccolo campanile con campanella.
All’interno vi è la tomba di Alessandro Marcello, morto nel 1833, ultimo discendente della famiglia Marcello, patrizi veneziani, proprietari della villa prima dei Giusti del Giardino.