Comune di San Giorgio in Bosco

Cenni storici

In un terreno occupato da estese selve, sorse nel medioevo una chiesetta che venne dedicata a San Giorgio, il martire guerriero protettore dei deboli, allora popolarissimo.

Gli stessi Longobardi, una volta convertiti al Cristianesimo, lo avevano eletto con San Michele Arcangelo e San Martino di Tours loro patrono. 

Anticamente la zona era percorsa da una strada romana, detta strada del Cogno, che andava a congiungersi con la consolare Postumia (Vicenza - Treviso). 

Lo stemma di San Giorgio in Bosco, eseguito con grande maestria dal bozzettista Ettore Pennetta, è "etimologico" raccogliendo la caratteristica raffigurazione del santo a cavallo mentre uccide il drago e quella di un albero sradicato, a rievocare le condizioni naturali del Cittadellese e la proficua opera di bonifica attuata dall'uomo nel corso dei secoli. 

Una legge del 1265 riporta: "Ambe decanie Sancti Georgii in busco". 

Ancora nel 1803, riferisce lo storico padovano Andrea Gloria, si estendeva in frazione Paviola un bosco di venti campi di proprietà della famiglia Obizzi. 

Lo stesso autore riporta che la parrocchia era retta dall'arciprete Anselmo Panizzon che si adoperò con gli agricoltori locali ad iniziare un'opera di risanamento fondiario. Per i suoi consigli il sacerdote meritò un particolare attestato dalla Società di Incoraggiamento. 

Molti toponimi della zona (San Giorgio in Bosco, Busiago, San Martino di Lupari, Lovari, Onara, ecc.) derivano appunto dalla presenza diretta o indiretta di boscaglie assai diffuse nell'alto medioevo. 

Per quanto riguarda le rappresentazioni artistiche dell'emblema, ricordiamo il bell'esemplare scolpito in pietra collocato sulla facciata del Municipio e, all'interno dell'edificio, un grande stemma a colori.

Prima dell'ufficializzazione del 1954, il Comune adoperava nei propri atti un altro bozzetto in cui apparivano due maestosi alberi tra i quali volava un uccello. I colori erano tutti al naturale. A quell'epoca il gonfalone in uso era completamente azzurro, come si rileva dal fascicolo istruttorio custodito all'Archivio Centrale dello Stato in Roma. Anche in questo caso si voleva far riferimento alle condizioni del suolo dei secoli passati.